L’alluce valgo rappresenta una delle patologie di più frequente riscontro nell’ambito della chirurgia del piede. Nonostante ciò esistono in proposito non pochi dubbi da parte dei pazienti su quando, ma soprattutto se, sia opportuno sottoporsi all’intervento chirurgico. Purtroppo esiste ancora una sorta di leggenda metropolitana che narra quanto l’intervento di correzione dell’alluce valgo sia tra i più dolorosi nel vasto panorama della chirurgia ortopedica e non. Con queste premesse si capisce come ancora spesso capiti, a chi si occupa di chirurgia del piede, di esaminare in ambulatorio casi “disperati” di alluce valgo con gravissime deformità dell’avampiede causate da un ritardo eccessivo nella diagnosi e soprattutto nel trattamento.

  GRAVE ALLUCE VALGO-PRONATO BILATERALE

 

Senza entrare troppo nei dettagli della biomeccanica del piede e dei relativi meccanismi eziopatogenetici che portano all’alluce valgo, possiamo, in questa sede, semplicemente sottolineare come l’alluce valgo stesso non sia altro che la deviazione verso l’esterno, cioè “in valgo” della prima falange dell’alluce rispetto al primo metatarsale. Il valgismo può in alcuni casi interessare anche la seconda falange (in questi casi si parla di alluce valgo interfalangeo).

 RADIOGRAFIA ANTEROPOSTERIORE DI UN AVAMPIEDE TRIANGOLARE

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 Le cause che possono portare alla formazione di un alluce valgo sono molteplici e complesse. Per rimanere in un ambito di massima semplicità esplicativa possiamo dire che la presenza di un piede piatto-valgo associato ad un avampiede addotto favorirà con molte probabilità la formazione di un alluce valgo. L’importanza della pronazione del retropiede nella formazione dell’alluce valgo  è ormai unanimemente accettata; non a caso l’alluce valgo nei bambini (evento non raro) con piede pronato  trova giovamento, quando non addirittura una remissione completa, con il precoce trattamento del solo retropiede pronato. Nell’adulto con pronazione del retropiede e calcagno in eversione associati ad alluce valgo è, per lo stesso motivo,  consigliabile eseguire, in aggiunta alla correzione dell’alluce valgo , anche una osteotomia di traslazione mediale del calcagno.

Il concetto che va sottolineato in questa sede, a prescindere dalle cause, è che l’alluce valgo è una patologia di notevole  importanza per l’economia della funzionalità del piede e quindi per la deambulazione stessa. Si tratta, quasi sempre, di forme con una significativa tendenza all’evoluzione e quindi al peggioramento con interessamento delle dita vicine che si possono deformare (tipico il dito a martello e il “cross-over” tra alluce e II° dito).

ESEMPIO DI CROSS-OVER TRA ALLUCE E SECONDO DITO

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Il sovraccarico dei metatarsi adiacenti al primo, solitamente il II e il III, con conseguenti metatarsalgie invalidanti, è un tipico evento successivo alla comparsa del valgismo  e alla conseguente insufficienza dell’alluce. Spesso l’alluce valgo, nonostante l’evidente deformità, non da una sintomatologia dolorosa particolarmente marcata; a parte le borsiti (la cosiddetta “cipolla” o “nocetta” del linguaggio comune) che possono essere anche imponenti e altrettanto dolorose, le prime manifestazioni che convincono il paziente ad andare dallo specialista sono quasi sempre a carico delle altre dita o dei metatarsi adiacenti all’alluce.

Il consiglio che voglio dare è di  non aspettare le complicanze ma di consultare lo specialista prima che queste si verifichino. I migliori  risultati si ottengono nelle fasi iniziali (alluce valgo di primo e secondo grado). Anche in alluci cosiddetti “difficili”  non esiterei comunque a consigliare l’intervento chirurgico: i risultati sono più che soddisfacenti.

NOTARE LA DIFFERENZA TRA I DUE PIEDI. IL SINISTRO GIA’ OPERATO POCHI MESI PRIMA E IL DESTRO IN ATTESA DEL TRATTAMENTO

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La grande paura di dover sopportare pene indicibili dopo l’intervento non è ormai più giustificata, ammesso che lo sia mai stata. Le tecniche attuali, sempre più atrauamatiche e precise consentono un recupero rapido; la sintomatologia postoperatoria è scarsamente significativa e comunque non sostanzialmente differente da altri interventi di chirurgia ortopedica sul piede o su altri segmenti scheletrici.

ALLUCE CON SECONDO DITO A MARTELLO PRIMA E DOPO IL TRATTAMENTO

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La deambulazione è consentita già in prima giornata postoperatoria con una calzatura specifica detta “in talo”.  Il trattamento postoperatorio consiste in mobilizzazioni assistite della metatarsofalangea dell’alluce da iniziare dopo 15 giorni dall’intervento, massaggi di scollamento sulle cicatrici con uno specifico gel dopo 20 giorni, magnetoterapia ed eventualmente  massaggi linfodrenanti.